Aromatizzato — vermouth
Vino aromatizzato e fortificato con assenzio e una miscela segreta di botaniche. La spina dorsale della tradizione dell'aperitivo e dei cocktail classici, dal Martini al Negroni.
Informazioni sul vermouth
Il vermouth si colloca al confine tra il vino e il più ampio mondo delle bevande aromatizzate, e si guadagna un posto in una tassonomia del vino perché è, in fondo, vino — una base neutra, fortificata e trasformata da botaniche. L'ingrediente che lo definisce è l'assenzio (in tedesco Wermut, all'origine del nome), affiancato da una ricetta gelosamente custodita di radici, cortecce, scorze di agrumi e spezie. Due grandi poli ancorano la categoria: la tradizione piemontese del Vermouth di Torino, dolce, speziato e spesso rosso, e lo stile francese più pallido, erbaceo e secco. Storicamente il vermouth fu un tonico medicinale prima di diventare l'aperitivo europeo e poi il vino da miscelazione indispensabile dell'era dei cocktail — nessun Martini, Manhattan o Negroni esiste senza di esso. Un sommesso revival qualitativo ha riportato in auge produttori artigianali che usano vere basi di vino e botaniche naturali anziché aromatizzanti industriali. In chiave editoriale, il vermouth e i suoi cugini (l'Americano, i quinquina al chinino) si comprendono meglio come il ramo aromatizzato della famiglia dei fortificati: il vino come tela per l'arte dell'erborista.
Processo di produzione
Produttori principali
- Carpano (Antica Formula)
- Cocchi
- Noilly Prat
- Dolin
Note editoriali
Trattate il vermouth aperto come un vino, non come un distillato: conservatelo in frigorifero e consumatelo entro poche settimane prima che si ossidi. Servitelo freddo con ghiaccio e una scorza come aperitivo, oppure usatelo come spina dorsale aromatica nei cocktail classici.